2009 FUNAMBULISTS

....Questo vuoto mi atterrisce.
Prigionieri d’un brandello di spazio , combatterete allo stremo delle forze misteriosi elementi:
l’assenza di materia, l’odore dell’equilibrio, la vertigine dai lati molteplici e il cupo desiderio di ritornare a terra, tutto questo sarà schiacciante.
Tale vertigine è il dramma della danza sul filo, ma di quello non ho paura. In seguito a lunghe ore d’allenamento, viene l’istante in cui la difficoltà non esiste più.tutto è possibile, tutto pare leggero. In quell’istante parecchi sono morti. Ma di questo , ah! Non ho affatto paura.
Se ogni giorno, poco a poco, un esercizio mi resiste fino a diventare insopportabile, devo prevedere nel mio spettacolo un movimento di sostituzione. Nel caso che il panico mi soffochi all’improvviso.
Ogni volta affronto l’esercizio con maggior timore, furtivamente. Voglio tenerlo in pugno, fiutare la vittoria. Malgrado ciò abbandono il campo di battaglia. Ma senza la minima paura.
Non ho mai paura sul filo, sono troppo occupato. Temete qualcosa, lo so benissimo. Di che cosa avete paura?
Qualche volta attorno al filo il cielo si oscura , si alza il vento, il cavo si raggela, il pubblico diventa inquieto. Sento urlare dentro di me. Il filo smette di respirare. E io pure. E’ il preludio della catastrofe, implacabile come quando il rullo del tamburo annuncia l’esercizio più difficile. In questa attesa della caduta arrivo anche a maledire il filo, ma non ne ho mai paura.
So soltanto ch eun giorno quest’angoscia riapparirà sull’orlo della piattaforma. In un giorno tremendo, mi aspetterà ai piedi della corda.
Avrò un bell’agitarmi prendermi gioco di lei, ma il giorno dopo sarà ancora lì, ne mio camerino, mentre indosso il costume con mani umide per lo spavento. In seguito tornerà nei miei sogni. Mi schianterò mille volte in rimbalzi lenti sulla pista d’un circo, in assenza di peso. 
Al risveglio sarà su di me, vischiosa, indelebile, non mi lascerà mai più.
E’ di questo, dio mio, ho una paura folle.
D’immaginare che , una sera, abbandonerò il filo come tanti toreri hanno rinunciato alla sabbia dell’arena per rifugiarsi nella vita; di dover rispondere: <<ho avuto paura. Ho incontrato la Santa Paura. Essa mi invade e mi succhia il sangue>>, io ch esperavo nel dono più caro ai funamboli- una fine sul filo – lasciando agli uomini l’ingiuria d’una maschera mortuaria sorridente, io che esortavo gli altri sulla corda:<< sappi che la vita è breve. Cosa c’è di più audace d’un uomo felice in pieno volo? Di troppe feste non hai saputo approfittare>> , 
io fragile funambolo, minuscolo e tremante, mi distoglierò per nascondere le mie lacrime, e la mia paura. 
(Philippe Petit, Trattato di funambolismo)
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Empty .... This terrifies me.
Prisoners of a piece of space, you'll fight to the end of their tether mysterious elements:
the absence of matter, the smell of balance, vertigo from multiple sides and the deep desire to return to the ground, this will all be overwhelming.
This vertigo is the drama of dance on the wire, but I'm not afraid of that.

Following long hours of training, is the instant in which the difficulty does not exist più.tutto is possible, everything seems light. At that moment, several have died. But of this, ah! I'm not afraid.

If every day, little by little, an exercise resists me to become unbearable, I have to include in my show a movement of change. In the case that the panic choking me suddenly.
Every time I face the year with greater fear, stealthily. I want to keep it in hand, the smell victory. Despite this neglect the battlefield. But without the slightest fear.

I never fear on the wire, I'm too busy. Do you fear something, I know. What are you afraid of?

Sometimes around the wire the sky darkens, the wind rises, the cable is frozen, the audience becomes restless. I hear screaming inside me. The thread stops breathing. And I as well. And 'the prelude to the catastrophe, as when the relentless drumbeat announces the exercise more difficult. In this expectation of the coming fall even to curse the thread, but I've never fear.
I only know this anxiety ch anda day will reappear on the edge of the platform. In a terrible day, waiting for me at the foot of the rope.
I will have a bell'agitarmi make fun of her, but the next day will still be there, neither my dressing room while wearing the costume with wet hands in fright. Later will come back in my dreams. I schianterò a thousand times in rebounds lenses on the track of a circus, in the absence of weight.
Guests will wake up on me, sticky, indelible, will never leave me again. And 'this, my god, I was scared to death.
On imagine that, one evening, forsake the wire as many bullfighters have given up the sand of the arena to take refuge in life, having to answer: << I was afraid. I met the Holy Fear. >, 
io ch esperavo nel dono più caro ai funamboli- una fine sul filo – lasciando agli uomini l'ingiuria d'una maschera mortuaria sorridente, io che esortavo gli altri sulla corda:<< sappi">It comes over me and I >> sucks the blood, I ch esperavo in the gift-tightrope walkers dearest to an end on the wire - leaving men the injury of a death mask smiling, I who exhorted others on the rope: << know that life is short. What's more daring of a happy man in full flight? > , io fragile funambolo, minuscolo e tremante, mi distoglierò per nascondere le mie lacrime, e la mia paura.">Of too many parties have not been able to take advantage >> 
I tightrope walker fragile, tiny and trembling, I turn away to hide my tears, and my fear. 
(Philippe Petit, the Treaty of tightrope walking)
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